I Monili di Mu

Piazza Gramsci, 9

tel. 339 5850648

imonilidimu@gmail.com www.imonilidimu.it

Dopo varie esperienze in vari laboratori, Massimiliano Cesa si trasferisce a Montepescali nella nuova sede. Il laboratorio orafo crea monili artigianali in argento, bronzo o altre leghe con pietre dure naturali, avorio fossile applicando le varie tecniche a banchetto e a cera persa.

Gran parte della produzione è composta da pezzi unici, ispirati alla Natura. Nelle creazioni vengono inseriti elementi in ceramica Raky, corno, vetro, tessuto, realizzati artigianalmente. Si creano anche gioielli scultura, su richiesta di clienti con materiale proprio.

Statuti degli Usi Civici di Montepescali

… De la pena di chi gittasse da le finestre bructura
Lavatura di scudelle o altra bructura de le finestre ne le vie non si gitti per alcuna persona, se, prima, chi la gitta non dice tre volte, guarda, guarda, a la pena di soldi cinque di denari per ciascuna volta et mendi el dampno a chi l’ara’ ricevuto senza alcuna dilazione

Statuti del Comune di Montepescali

 

tratto da “Statuti e Regolamenti – Statuti del Comune di Montepescali” – Collana Quaderni degli Usi Civici e dei Demani Collettivi 2 curata dall’Ufficio Usi Civici del Dipartimento Agricoltura e Foreste della Regione Toscana – edizione ottobre 1995.
Le pagine originali degli Statuti, messi in luce e resi leggibili dal prof. Ildrebrando Imberciadori, sono conservate presso la Biblioteca Chelliana di Grosseto,

Gli Statuti del Libero Comune di Montepescali, organizzatosi in forma democratica fin dal lontano 1147 sotto la protezione della Repubblica di Siena, sono uno storico documento di primaria importanza da cui si evince la saggezza dei Padri Coscritti nello stabilire, decretare, deliberare leggi per una buona amministrazione della cosa comune, e costituiscono davvero orgoglio e prestigio per il Paese di Montepescali.
La pianura di Montepescali era considerata dai senesi una sorta di “granaio di Siena”. Ad una quindicina di chilometri da Grosseto, Montepescali, situata sulle colline prima della pianura maremmana, rappresenta una terra privilegiata, ricca di oliveti e di viti, di pascoli e di campi di grano. Era stata una terra felice, ma ormai, quando furono redatti gli Statuti, “il male della Maremma l’ha gia’ preso”. “I circa duemila abitanti del due-trecento – scrive Imberciadori – erano scesi a 1200 finche’ gradatamente si ridussero ad appena 200 ‘poveri e miserabili, rozzi e incolti'”
In questa realta’ territoriale cosi’ esposta e delicata, gli Statuti non si limitano a reprimere o prevenire i danni dovuto agli uomini e agli animali, ma ad “un vero e proprio governo agricolo, secondo norme precise di diritto”. Si dovevano sistemare due volte all’anno vie, ponti e fonti, ma piu’ che altro si doveva “riunire, mondare e acconciare” le fosse scavate per tenere asciutti i campi seminati. Cosi’ come dovevano essere accuratamente mantenute le “fosse maestre” nel piano, dove affluivano i bestiami della transumanza. Cosi’ la Comunita’ tutta doveva essere impiegata a fronteggiare l’avanzare delle macchie, e il bestiame doveva essere trattenuto dal “recar danno alle fosse”. Tutte opere che richiedevano l’impegno dell’uomo agricoltore mentre, come scrive Imberciadori, proprio in quel momento la Maremma subiva una crisi cruciale. Calo demografico, regresso delle aree e malaria non potevano che produrre il disordine e il degrado del delicato assetto idraulico e ambientale maremmano. L’impronta di questi Statuti, trascritti e pubblicati da Impbercaidori, sta in quello che egli stesso definisce “governo agricolo del territorio”. Nella cultura civile del Medioveo italiano il territorio rappresentava, come si vede dagli Statuti, un bene collettivo, che andava difeso e tutelato.
Questi Statuti di Montepescali nacquero in quella generale redazione statutaria che si svolse, intorno al 1400, nel territorio sottoposto alla giurisdizione della Citta’ di Siena.
Nella redazione quattrocentesca confluiscono quindi l’esperienza locale, l’opera giurisprudenziale, l’autorita’ politica, servite rispettivamente, dagli Statutari paesani, dal Notaio, dai Revisori cittadini.
Cosi’ nacquero come un modello gli Statuti di Montepescali nel 1427.
Motivi urgenti della nuova statuizione furono: quelo di non intristire la vita comunale nel permanente litigio e, quindi. di trovare la norma e i mezzi per dare a ciascuno il suo; quello di riordinare l’amministrazione finanziaria, pericolosamente trascurata; quello di confermare e precisare e perfezionare le norme dirigenti l’economia agricola del paese; quello di modificare parte dell’amministrazione giudiziaria e di fissare un modo d’elezione di alcuni ufficiali di Comune.
Per di piu’ la politica finanziaria di Siena era tlmente variabile e vessatrice che se l’amministrazione locale non fosse stata piu’ che attenta, risparmiatrice e ben organizzata, imminente sarebbe stato il pericolo di fallimento e di miseria.
Particolare interesse presenta la redazione “formale” degli Statuti. Il merito puo’ essere, in parte, dei tre statutari paesani che portano nella redazione esperienza e preoccupazione personale, ma con piu’ probabilita’, spetta a Tommaso Petroni di Siena “eletto deputato” a scrivere in lingua volgare l’opera statutaria.
Il Notaio suggerisce precisione giuridica alla norma, dispone e ordina la materia; i paesani portano materia viva per il lavoro legislativo; il volgarizzatore e’ riuscito a comporre una prosa non solo precisa ma anche animata, dando, spesso, alla norma, concretezza di persona, stendendola secondo un criterio di pratica efficacia, pervadendola della sua umanita’. Ed ecco come il legislatore prima di giungere a reprimere la violazine della pace con la minaccia della sanzione, tenta e spera di raggiungere lo scopo con la persuasione del buon senso e del sentimento umano. Molti esempi si potrebbero portare di larga comprensione umana, come – de la pena di chi va di notte per la terra – ben differente dalla pagina analoga di altri statuti, cittadini e paesani, per lo spirito singolare dell’esposizione.
La norma considera le ore della notte come ore di quiete, di sicurezza, di riposo, dopo una giornata di lavoro chiusa cristianamente tra due suoni di campana. Ma, scritta la consueta disposizione proibitiva, lo statutario pensa subito alle varie e necessarie eccezioni, e sembra che si affatichi nella ricerca, per non dimenticare nessuna delle eventuali necessita’ che costringano ad uscire di notte.
Tutto il paese, cone una grande famiglia, vive nella mente dello statutario, paternamente preoccupato, e la notte sembra scomparire sotto l’impulso vivace del movimento di persone angosciate o pensose per i beni piu’ cari: malati, moribondi creature che nascono, pane, olio, vino, bestie. Questi caratteri concreti, umani, non esclusivi ma solo rilevanti negli statuti di Montepescali, sia pur non necessari per un’opera di puro diritto, sono quelli che possono aiutarci a definire meglio lo statuto locale, in genere: non solo corpo di leggi che prescrive e proibisce, ma guida, consiglio e ammaestramento, testimonianza degli errore, delle preoccupazioni e della saggezza di una popolazione, rilevate ed espresse con sensibilita’ come di singola persona: documento storico di prim’ordine.

Alcuni “articoli” degli statuti:

Neuna persona debba stare in consiglio mentre che de facti suoi si determina
Assai volte adviene che di quelli che sono in consiglio si tracta de facti loro et bisognano determinatione et non pate l’onesta’ che a le proprie cose l’uomo debba rendare partito ne’ esserne a giudicarne et pero’ aviamo deliberato che, quando simile caso adviene, quello consigliere che ara’ cagione da doversi determinare in consilglio decto e domandato ara’ quello li piacera’, assentare si debba del consiglio et tanto stare di fuore che sopra la cagione sua sia preso partito e deliberazione ne sia facta, et se ‘l contrario si facesse ogni deliberazione facta in presenza di tale persona, in cui commodo venisse, sia vana ed di neuno valore et tale persona, che non si fusse dal consiglio assentata, caggia in pena di soldi quaranta ne quali el vicario di facto el debba condempnare.

 

De la pena de le parole ingiuriose et sozze
Parole ingiuriose et brutte come bozzo, cornuto, traditore, ladro, falso, pergiurio o falsa putta, ruffiana, tu ti fai foctare a tale persona o va facti foctare et simili parole, qualunque persona dira’, caggia in pena di soldi quaranta per ogni volta et per ogni parola ingiuriosa et fra femmine, di tali parole si paghi soldi cinque.

 

De la pena di chi va di nocte per la terra
Doppo el suono de la campana del commune che suona la sera et inanzi al suono de la campana che suona la mattina a l’aurora, neuna persona vada per lo castello di Montepescali ne’ possa stare in alcuna via publica ne’ vicinevole del detto castello, se gia’ non stesse inanzi a la casa de la sua habitazione o presso a essa a tre case de suoi vicini, da qualuncque parte de la detta casa, a la pena di soldi cinque di denari per ogni persona et ogni volta che contrafacesse ma sia licito a ciascuna, per lo detto castello, doppo el detto suono de la sera et inanzi a uello de la mactina, con lume di fuoco, andare dal medico per consiglio o per lui che venga a vedere lo infermo o per medicine avere, da lui o da lo spetiale o altri che ne avesse, o cose da confortare per gli infermi, o al prete per confessione o per altri sacramenti, et a palazzo all’officiale, per giusta cagione, et al notaio, per scrivare testamento et al maniscalco per curare bestie avessero difecto, et al celliere suo, per lo vino, in qualunque luogo l’avesse, fuore dell’abitazione, et al forno, per cagione del pane ed al factoio dell’olio, per fare l’olio, et per persone che vengano a casa, per cagione di parto di donna, et a la stalla sua, per fornire le bestie et anco per vederle, et a detti luoghi et per le dette cagioni, con lume o con segno di lume, andare tante et quante volte sara’ di bisogno senza alcuna pena.

 

Barbieri non tengano in loro buttiga a vendere cose senza guscio
Fructi ne’ cose da mangiare a vendare nessuno barbiere in sua buctiga debba tenere, salvo che noci, nocciuole, agli , cipolle o cose che abbiamo guscio et buona coperta a le quali, mangiandole, e capelli non vi si truovino involti, a la pena di soldi cinque per ogni volta et ogni cosa tenesse contra al presente capitolo.

 

De la pena ci chi non va a compagnare el morto
Ciascuno da Montepescali et che in Montepescali si trovarra’ quanto si va a compagnare el morto che si porta a sepoltura debba a essa sepoltura andare et stare tanto quanto e parenti si partano et e’ facta essa sepoltura et acompagnare debbano e parenti infino a la casa del morto, a la pena di soldi cinque di denari per qualunque non v’andra’.

 

Di spazzare le vie del castello
Da kalende aprile infino a kalende septembre ciascuno debba spazzare le vie del castello quanto tiene la casa sua et suo casalino orto o piazza che abbia nel castello, a la pena di soldi due per ciascheduno et ciascuno luogo et ogni volta che non si spazzasse.

 

Femmine non portino algli uomini mangiare ne’ bere
Per conservare l’onesta’ de le donne et a riparare che inconvenienti non seguino, aviamo deliberato che nessuna femmina, nel tempo si lavorano le vigne et si fa la ricolta de biadi, pogga portare agli uomini mangiare ne’ bere, a la pena di lire vinti di denari per ciascheduna che contra facesse et ciascheduna volta, e mariti o altri huomini capifamiglia de la casa di tale che contrafacesse, sieno tenuti per le molgli, figliuole, sorelle o altre femmine fussero del la famiglia loro.

 

Baluardo e Mura

Baluardo

Baluardo a tre punte, caratteristica fortificazione aggiunta in epoca cinquecentesca all’estremità meridionale della cerchia muraria. Gli interventi di ristrutturazione del secolo scorso lo hanno trasformato in una suggestiva e scenografica terrazza panoramica.

Mura
Costruite in epoca medievale hanno subito diverse trasformazioni nei secoli trovandosi ad essere addirittura inglobate nelle strutture portanti delle abitazioni affacciate sul perimetro esterno del paese.
Mantengono l’originale forma ellittica.

Chiesa dei Santi Stefano e Lorenzo

La Chiesa fu costruita nel corso del Duecento e succesivamente è stata piu’ volte restaturata. Fino agli anni Trenta del ‘900 di fronte a questa era la chiesa di S.Leonardo, nel luogo in cui venne costruita la ex scuola elementare,
Nonostante i numerosi restauri e aggiunte la Chiesa mantiene l’originario impianto romanico con pianta a croce latina articolata su un unico livello, transetto rialzato.
La struttura portante è realizzata in muratura in pietra a faccia vista. Si sale al portale d’ingresso con una scalinata in travertino. Il portone è sormontato da un arco a tutto sesto all’interno del quale è raffigurata con la tecnica del mosaico l’immagine di S.Nicola, patrono di Montepescali.
Il campanile, addossato alla parte posteriore del fianco sinistro della Chiesa, è stato ricavato da una preesistente torre lungo le Mura.

Il 28/11/2009 un fulmine colpisce la Chiesa dei Santi Stefano e Lorenzo

Chiesa di San Niccolo’

La Chiesa di San Niccolo’ si trova nella parte alta del borgo di Montepescali.
A pianta rettangolare con copertura a capanna, la chiesa ha struttura portante in muratura in pietra,con una facciata irregolare a seguito dei numerosi interventi di ristrutturazione e ampliamento realizzati nel corso dei secoli, sul lato destro prosegue con il campanile a sezione quadrata. Il piu’antico documento che attesti la sua esistenza risale al 1276 ma la prima costruzione della Chiesa si può far risalire probabilmente all XI secolo.
Una prima ristrutturazione viene effettuata gia’ nel Trecento a seguito di un crollo, prima della realizzazione degli affreschi che si trovano sulle pareti interne (alcuni portano la data del 1389). Nell’800 la Chiesa è nuovamente in cattive condizioni e nel corso della prima meta’ del 900 si susseguono diversi interventi di restauro. Nel 1940, a causa di un fulmine, si ha nuovamente il crollo del tetto a seguito del quale si pensa addirittura all’eventualita’ di demolire la Chiesa.
Fortunatamente nel ’55 il Parrocco Don Verbella porta alla luce gli affreschi trecenteschi di scuola senese delle pareti, questo porta alla decisione di procedere ad un nuovo restauro.
Finalmente del 1977, dopo quasi quarant’anni, la Chiesa è di nuovo agibile e viene riaperta ai Fedeli.

Lungo le pareti affreschi di scuola senese del Trecento. La parte piu’ interessante, disposta alla sinistra dell’ingresso, raffigura l’Annunciazione, Lo Sposalizio della Vergine, la Nativita’ di Gesu’, la Presentazione al Tempio. L’opera pare attribuibile alla bottega di Bartolo di Fredi di Siena.

L’opera piu’ importante rimane la Pala d’Altare attribuita a Matteo di Giovanni, pittore di scuola senese del XV secolo, raffigurante la Madonna in trono col Bambino e i Santi Guglielmo, Sebastiano , Maria Maddalena e Lucia. E’ situata lungo la parete sinistra della navata, ricollocata in San Niccolo’ dopo essere stata piu’ volte spostata nei periodi di degrado strutturale della Chiesa.
Si tratta di opera di indubbio interesse anche perchè ritrae San Guglielmo di Malavalle , importante figura legate alle tradizioni religiose e popolari della Maremma, fondatore dell’ordine eremitico dei Guglielmiti (Eremo di Malavalle nei pressi di Castiglione della Pescaia). Qui viene rappresentato con bastone e Rosario tra le mani e con un copricapo in ferro, sorta di corona penitenziale.
L’opera riporta in basso gli stemmi di Montepescali a prova del fatto che il Pittore fu incaricato di dipingere il quadro proprio per la comunita’ di Montepescali.

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