Premio 2003

I Zinetti Liliana – Casazza (Bg)
II Spina Rosanna – Venturina (Li)
III Fedeli Ivan – Ornago

Alla musa

Grigi uccelli fermi nella sera.
Un’attesa nell’aria, un gonfio respiro
trattenuto in bocche di buio.
Tu parlami, che
non diventi urlo l’assenza
e nasca un’alba senza voci,
non s’attorcigli scattando il silenzio
al trillo dell’allodola.
Tu parlami, continua a parlarmi,
in un verso trattengo il tempo
che mi frana tra le dita, la speranza
ostinata di qualche briciola di senso
in questo spazio di neve, buona forse
per un volo magro di passeri;
urto il confine
e riempio il vuoto di parole,
ma non schiudo neppure d’un soffio
la porta inchiavata.
Sboccia da un solco in fiamme
il fiore nero della notte, io
ne stringo i petali nella mano,
ma tu parlami, continua a parlarmi,
non dirmi questo silenzio, l’assedio
dell’ombra alle finestre, l’aria
ferma sui gattici di novembre.

Zinetti Liliana – Casazza (Bg)

Lascia che piova

Posa le tue mani, e lascia che oggi
piova. Sei così stanco,
tra le tue mani son passati
i giorni e le stagioni.
Hai afferrato mille volte questi arnesi;
tagliando l’erba sminuzzavi
la sfortuna; cogliendo i frutti
ringraziavi Dio e il sole.
Lascia che oggi piova fino a sera.
Vicino al focolare ti addormenti,
e ti risvegli quando scricchiola la brace.
Se piove fino a sera avremo tempo
di raccontarci ancora un’altra storia.
Così tessiamo un tempo di broccato
senza sfrangiare gli orli della luce,
e tu farai per me scialli di velo
e dirai che sono le mie ali.
Per te ho sciarpe calde di una lana
cardata e pettinata nel mio petto,
e in ogni fibra sentirai il mio affetto
svelare le parole che non dico.
Se piove avremo tempo per tornare
con la memoria ai giorni in cui la vita
impresse nel mio volto il tuo sorriso,
con sguardi penetranti o pensierosi
ma sempre vivi, uguali a stelle accese;
lumi preziosi tra penombre della vita,
pupille che slargano ad un cielo
misterioso…
Avremo tempo per nostalgie lontane
di antiche primavere ormai sfiorite,
ma avrò cura sempre delle tue radici
da cui sbocciano le gemme del futuro.

Spina Rosanna – Venturina (Li)

II

Lo vedi quanta notte scende ancora
nei vicoli nascosti, dentro i bar,
qualcuno chiede l’ora e non ha nome,
si spostano veloci dopo i fari.
Le nostre tangenziali senza cuore,
sentite scivolare con le luci
protette dai fanali, dalle voci.
Milano così fugge, da memoria
delle sue lune fragili in ascolto,
tra storie di chi chiede una fortuna,
di volti dentro gli abiti ben chiusi.
È tempo di saluti come dici,
di musi infreddoliti nelle strade,
e tutto si fa muto sulle scale,
nel debito insoluto con le cose.
Tu ascolti: è solo un passo nei
paraggi
la frase detta piano sotto casa,
la vita un pò attutita dai tendaggi.

Fedeli Ivan – Ornago

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