XI Premio Nazionale di Poesia “Dino Bavona” ed. 2005
Montepescali: “Poesia e musica tra le antiche torri”
Organizzato dal Circolo Culturale Montepescali
- Fieri Federico – Prato
- Sangiovanni Paolo – Roma
- Ciacchini Graziano – Ponsacco (Pi)
Segnalazioni
Barbera Piero – Trapani
Cartapatti Luca – Milano
Francabandiera Elena – San Francesco al Campo
Miniati Sabrina – Montevarchi (Ar)
Pinton Chiara – Mira (Ve)
Raimondi Daniela – Londra
Vicaretti Umberto – Luco dei Marsi (Aq)
Premio speciale della giuria
Capasso Maria Rita – Monfalcone (Go)
Moro Dino Valentino – Borgo Hermada (Lt)
Un vecchio di nove mattonelle
Questa sedia in buca d’angolo
mi tiene in partita per miracolo.
Il mio confine è un perimetro di nove mattonelle,
quando le incollai dieci lustri or sono
neanche immaginavo che sarebbero diventate
la mia ultima stanza.
Faccio parte dell’arredamento ormai,
e come tutte le altre suppellettili obsolete
sono già parte di un mercato dell’usato
che i miei figli, ora padri padroni,
non riconoscono più.
Mi tengono vivo a un’altezza ancora notabile
queste quattro gambe di legno,
che spero robuste per quel poco che basta.
… i miei figli…
… belli sono i miei figli…
… orgoglioso sono di loro…
Li mantengono coscienti di questa mia presenza
solo i miei occhi che ancora si muovono a cercarli,
che spesso luccicano…
per fortuna luccicano abbastanza da esser notati per un pasto
nello sfondo di questa grigia stanza
che mimetizza l’effige del mio volto
e dei miei capelli stanchi.
Mi siede accanto un posacenere…
parrebbe più utile di me…
lo considerano spesso i miei figli,
lo guardano (per prendere la mira),
lo usano, lo toccano, lo spostano,
lo svuotano quando occorre,
e pure lo lavano di tanto in tanto
fossi almeno un posacenere…
Mi vestissero magari di un colore vistoso!
che altrimenti al prossimo giro
il rigattiere porterà via anche me…
e forse per questo saranno loro a pagare lui… –
E’ un vecchio di nove mattonelle,
consuma pochissimo,
e se avrai il coraggio di non guardarlo negli occhi quando luccicano
lui non avrà il coraggio di disturbarti per dirti che esiste. –
… i miei figli…
… belli sono i miei figli…
… orgoglioso sono di loro…
Federico Fieri – 59100 Prato
Così, parlando della giovinezza
Ci siamo appollaiati finalmente
in quest’alba che sa di primavera
su questo poggio di prime viole.
E tu mi parli della giovinezza.
Io non ti ascolto,o peggio,fingo di
non ascoltarti. Perché mi deprime
questo cercare indietro lucidando,
indorando la parte che è passata
della nostra esistenza perché quella
che ci resta si sa che non migliora.
Mi parli della nostra giovinezza.
E,come tutti in questi casamenti.
Non fu come tu dici una gran cosa.
Era l’età delle provocazioni,
delle esasperazioni. Tu cantavi
canzoni sconce a squarciagola per
vedere se la gente per la strada
si infastidiva. Io portavo spesso
una camicia sporca e ripetevo
ai quattro venti che non mi lavavo
da venti giorni e più. Ma dentro, dentro
una ferita sanguinava. Noi
eravamo degli orfani. Non ora,
ma allora. Dell’esistere e l fare
riferimento a una divinità
che non era feroce e primitiva.
Era l’età di Pasolini, di
Bellezza,dei poeti americani
tradotti in modo sconcio per sembrare
maggiormente aggressivi.Non l’età
di Sandro Penna che non ebbe mai
una sua età perché troppo preciso
e misurato :troppo sobrio.
E infine
si è corso: Si è giocato coi libroni
di Marx senza capirne quasi niente.
Si è consumata quella giovinezza
di cui tu parli con incantamento
in un modo comunque equivalente
a quelle di altri secoli. Correndo.
E non giungendo in nessun luogo. Mai.
Naturalmente l’ordine dei vili
ci ingoiò tutti. Senza umanità.
E vili siamo noi mentre cresciamo
e passiamo di moda. E nulla più
ci è perdonato come nel passato
inutilmente. E non siamo felici.
Le partite a tressette coi bottoni
o col rilancio che non vada mai
oltre mezzo centesimo dei vecchi
deposti al sole come frutta secca
ci fanno una retorica pietà.
E quando siamo soli lacrimiamo.
Come le femminucce di Mastriani.
Così parlando della giovinezza
e intessendo curiose infiorescenze
di un morto morto tanto tempo fa
tu ti senti al di qua di quella sponda
come tanti altri della quarta età.
E i grandi stupratori nel frattempo
fanno la Storia con le figurine
a punti e i sentimenti prestampati
sui rotocalchi o alla televisione
da impiegati zelanti
e senza fantasia
che ogni mese ogni giorno, ogni anno e più
copiano la velina precedente
Mentre il mondo si illude di girare.
Sangiovanni Paolo – Roma
Arcobaleni improvvisi
Voli indefinibili.
Migranti ritardatari
nel mattino ovattato
Spiove!
Sui vetri appannati
timido sole fuori tempo
rugiada infranta.
Non c’è silenzio
che plachi come allora
ogni tensione.
Cammini superando
stanze vuote
vecchi ornamenti
aspirazioni
in prospettiva opposta
…Dammi la mano
vieni qui
e guardala davvero
la tua estate incantata..
non era che livida campagna
illuminata da una luna assente.
Pensieri ammorbiditi
da un sorriso velleitario.
Nell’alba indifferente
arcobaleni improvvisi
disegnano
parabole d’illusioni
infrante.
Ciacchini Graziano – Ponsacco (P
