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Home Montepescali - il Paese Statuti degli Usi Civici

Statuti degli Usi Civici

... De la pena di chi gittasse da le finestre bructura
Lavatura di scudelle o altra bructura de le finestre ne le vie non si gitti per alcuna persona, se, prima, chi la gitta non dice tre volte, guarda, guarda, a la pena di soldi cinque di denari per ciascuna volta et mendi el dampno a chi l'ara' ricevuto senza alcuna dilazione

Statuti del Comune di Montepescali

Leggi alcuni "articoli"


tratto da "Statuti e Regolamenti - Statuti del Comune di Montepescali" - Collana Quaderni degli Usi Civici e dei Demani Collettivi 2 curata dall'Ufficio Usi Civici del Dipartimento Agricoltura e Foreste della Regione Toscana - edizione ottobre 1995.
Le pagine originali degli Statuti, messi in luce e resi leggibili dal prof. Ildrebrando Imberciadori, sono conservate presso la Biblioteca Chelliana di Grosseto,

Gli Statuti del Libero Comune di Montepescali, organizzatosi in forma democratica fin dal lontano 1147 sotto la protezione della Repubblica di Siena, sono uno storico documento di primaria importanza da cui si evince la saggezza dei Padri Coscritti nello stabilire, decretare, deliberare leggi per una buona amministrazione della cosa comune, e costituiscono davvero orgoglio e prestigio per il Paese di Montepescali.
La pianura di Montepescali era considerata dai senesi una sorta di "granaio di Siena". Ad una quindicina di chilometri da Grosseto, Montepescali, situata sulle colline prima della pianura maremmana, rappresenta una terra privilegiata, ricca di oliveti e di viti, di pascoli e di campi di grano. Era stata una terra felice, ma ormai, quando furono redatti gli Statuti, "il male della Maremma l'ha gia' preso". "I circa duemila abitanti del due-trecento - scrive Imberciadori - erano scesi a 1200 finche' gradatamente si ridussero ad appena 200 'poveri e miserabili, rozzi e incolti'"
In questa realta' territoriale cosi' esposta e delicata, gli Statuti non si limitano a reprimere o prevenire i danni dovuto agli uomini e agli animali, ma ad "un vero e proprio governo agricolo, secondo norme precise di diritto". Si dovevano sistemare due volte all'anno vie, ponti e fonti, ma piu' che altro si doveva "riunire, mondare e acconciare" le fosse scavate per tenere asciutti i campi seminati. Cosi' come dovevano essere accuratamente mantenute le "fosse maestre" nel piano, dove affluivano i bestiami della transumanza. Cosi' la Comunita' tutta doveva essere impiegata a fronteggiare l'avanzare delle macchie, e il bestiame doveva essere trattenuto dal "recar danno alle fosse". Tutte opere che richiedevano l'impegno dell'uomo agricoltore mentre, come scrive Imberciadori, proprio in quel momento la Maremma subiva una crisi cruciale. Calo demografico, regresso delle aree e malaria non potevano che produrre il disordine e il degrado del delicato assetto idraulico e ambientale maremmano. L'impronta di questi Statuti, trascritti e pubblicati da Impbercaidori, sta in quello che egli stesso definisce "governo agricolo del territorio". Nella cultura civile del Medioveo italiano il territorio rappresentava, come si vede dagli Statuti, un bene collettivo, che andava difeso e tutelato.
Questi Statuti di Montepescali nacquero in quella generale redazione statutaria che si svolse, intorno al 1400, nel territorio sottoposto alla giurisdizione della Citta' di Siena.
Nella redazione quattrocentesca confluiscono quindi l'esperienza locale, l'opera giurisprudenziale, l'autorita' politica, servite rispettivamente, dagli Statutari paesani, dal Notaio, dai Revisori cittadini.
Cosi' nacquero come un modello gli Statuti di Montepescali nel 1427.
Motivi urgenti della nuova statuizione furono: quelo di non intristire la vita comunale nel permanente litigio e, quindi. di trovare la norma e i mezzi per dare a ciascuno il suo; quello di riordinare l'amministrazione finanziaria, pericolosamente trascurata; quello di confermare e precisare e perfezionare le norme dirigenti l'economia agricola del paese; quello di modificare parte dell'amministrazione giudiziaria e di fissare un modo d'elezione di alcuni ufficiali di Comune.
Per di piu' la politica finanziaria di Siena era tlmente variabile e vessatrice che se l'amministrazione locale non fosse stata piu' che attenta, risparmiatrice e ben organizzata, imminente sarebbe stato il pericolo di fallimento e di miseria.
Particolare interesse presenta la redazione "formale" degli Statuti. Il merito puo' essere, in parte, dei tre statutari paesani che portano nella redazione esperienza e preoccupazione personale, ma con piu' probabilita', spetta a Tommaso Petroni di Siena "eletto deputato" a scrivere in lingua volgare l'opera statutaria.
Il Notaio suggerisce precisione giuridica alla norma, dispone e ordina la materia; i paesani portano materia viva per il lavoro legislativo; il volgarizzatore e' riuscito a comporre una prosa non solo precisa ma anche animata, dando, spesso, alla norma, concretezza di persona, stendendola secondo un criterio di pratica efficacia, pervadendola della sua umanita'. Ed ecco come il legislatore prima di giungere a reprimere la violazine della pace con la minaccia della sanzione, tenta e spera di raggiungere lo scopo con la persuasione del buon senso e del sentimento umano. Molti esempi si potrebbero portare di larga comprensione umana, come - de la pena di chi va di notte per la terra - ben differente dalla pagina analoga di altri statuti, cittadini e paesani, per lo spirito singolare dell'esposizione.
La norma considera le ore della notte come ore di quiete, di sicurezza, di riposo, dopo una giornata di lavoro chiusa cristianamente tra due suoni di campana. Ma, scritta la consueta disposizione proibitiva, lo statutario pensa subito alle varie e necessarie eccezioni, e sembra che si affatichi nella ricerca, per non dimenticare nessuna delle eventuali necessita' che costringano ad uscire di notte.
Tutto il paese, cone una grande famiglia, vive nella mente dello statutario, paternamente preoccupato, e la notte sembra scomparire sotto l'impulso vivace del movimento di persone angosciate o pensose per i beni piu' cari: malati, moribondi creature che nascono, pane, olio, vino, bestie. Questi caratteri concreti, umani, non esclusivi ma solo rilevanti negli statuti di Montepescali, sia pur non necessari per un'opera di puro diritto, sono quelli che possono aiutarci a definire meglio lo statuto locale, in genere: non solo corpo di leggi che prescrive e proibisce, ma guida, consiglio e ammaestramento, testimonianza degli errore, delle preoccupazioni e della saggezza di una popolazione, rilevate ed espresse con sensibilita' come di singola persona: documento storico di prim'ordine.

Alcuni "articoli" degli statuti:

Neuna persona debba stare in consiglio mentre che de facti suoi si determina
Assai volte adviene che di quelli che sono in consiglio si tracta de facti loro et bisognano determinatione et non pate l'onesta' che a le proprie cose l'uomo debba rendare partito ne' esserne a giudicarne et pero' aviamo deliberato che, quando simile caso adviene, quello consigliere che ara' cagione da doversi determinare in consilglio decto e domandato ara' quello li piacera', assentare si debba del consiglio et tanto stare di fuore che sopra la cagione sua sia preso partito e deliberazione ne sia facta, et se 'l contrario si facesse ogni deliberazione facta in presenza di tale persona, in cui commodo venisse, sia vana ed di neuno valore et tale persona, che non si fusse dal consiglio assentata, caggia in pena di soldi quaranta ne quali el vicario di facto el debba condempnare.

De la pena de le parole ingiuriose et sozze
Parole ingiuriose et brutte come bozzo, cornuto, traditore, ladro, falso, pergiurio o falsa putta, ruffiana, tu ti fai foctare a tale persona o va facti foctare et simili parole, qualunque persona dira', caggia in pena di soldi quaranta per ogni volta et per ogni parola ingiuriosa et fra femmine, di tali parole si paghi soldi cinque.

De la pena di chi va di nocte per la terra
Doppo el suono de la campana del commune che suona la sera et inanzi al suono de la campana che suona la mattina a l'aurora, neuna persona vada per lo castello di Montepescali ne' possa stare in alcuna via publica ne' vicinevole del detto castello, se gia' non stesse inanzi a la casa de la sua habitazione o presso a essa a tre case de suoi vicini, da qualuncque parte de la detta casa, a la pena di soldi cinque di denari per ogni persona et ogni volta che contrafacesse ma sia licito a ciascuna, per lo detto castello, doppo el detto suono de la sera et inanzi a uello de la mactina, con lume di fuoco, andare dal medico per consiglio o per lui che venga a vedere lo infermo o per medicine avere, da lui o da lo spetiale o altri che ne avesse, o cose da confortare per gli infermi, o al prete per confessione o per altri sacramenti, et a palazzo all'officiale, per giusta cagione, et al notaio, per scrivare testamento et al maniscalco per curare bestie avessero difecto, et al celliere suo, per lo vino, in qualunque luogo l'avesse, fuore dell'abitazione, et al forno, per cagione del pane ed al factoio dell'olio, per fare l'olio, et per persone che vengano a casa, per cagione di parto di donna, et a la stalla sua, per fornire le bestie et anco per vederle, et a detti luoghi et per le dette cagioni, con lume o con segno di lume, andare tante et quante volte sara' di bisogno senza alcuna pena.

Barbieri non tengano in loro buttiga a vendere cose senza guscio
Fructi ne' cose da mangiare a vendare nessuno barbiere in sua buctiga debba tenere, salvo che noci, nocciuole, agli , cipolle o cose che abbiamo guscio et buona coperta a le quali, mangiandole, e capelli non vi si truovino involti, a la pena di soldi cinque per ogni volta et ogni cosa tenesse contra al presente capitolo.

De la pena ci chi non va a compagnare el morto
Ciascuno da Montepescali et che in Montepescali si trovarra' quanto si va a compagnare el morto che si porta a sepoltura debba a essa sepoltura andare et stare tanto quanto e parenti si partano et e' facta essa sepoltura et acompagnare debbano e parenti infino a la casa del morto, a la pena di soldi cinque di denari per qualunque non v'andra'.

Di spazzare le vie del castello
Da kalende aprile infino a kalende septembre ciascuno debba spazzare le vie del castello quanto tiene la casa sua et suo casalino orto o piazza che abbia nel castello, a la pena di soldi due per ciascheduno et ciascuno luogo et ogni volta che non si spazzasse.

Femmine non portino algli uomini mangiare ne' bere
Per conservare l'onesta' de le donne et a riparare che inconvenienti non seguino, aviamo deliberato che nessuna femmina, nel tempo si lavorano le vigne et si fa la ricolta de biadi, pogga portare agli uomini mangiare ne' bere, a la pena di lire vinti di denari per ciascheduna che contra facesse et ciascheduna volta, e mariti o altri huomini capifamiglia de la casa di tale che contrafacesse, sieno tenuti per le molgli, figliuole, sorelle o altre femmine fussero del la famiglia loro.

 

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